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23 agosto 2009 7 23 /08 /agosto /2009 09:31
Ore 4:43, drin...! Ed io che già immagino chi possa essere... noo, non ci credo! Tra l'assonnato e l'arrabbiato: "Pronto", molto più simile ad un: "Cosa diavolo v'è preso adesso?"
"Ma stanno tutti bene?"
"Ok, arrivo"
Mi metto la prima cosa in cui inciampo ed esco e... ma che diavolo... mi sono addormentato d'estate e mi risveglio d'inverno? Quante stelle! Orione, le Pleiadi e quel faro... sono già venuti a prendermi o è Venere? E dove diavolo ho parcheggiato? Ci vorrebbe la macchina di servizio... se, come no!
Arrivo in banchina e li vedo lì, avranno avuto una nottataccia poveretti. Una mamma che porta scritto in faccia lo spavento e tre bambini, uno più bello dell'altro. Il più ometto avrà avuto otto anni. Tedeschi. Lei se li tiene stretti tutti e tre, infagottati tra coperte di fortuna e salvagenti. Nemmeno un graffio tanto che può sembrare facile. Ma facile non lo è mai, e se sono qui è merito di quei tre laggiù che anche questa volta hanno fatto un ottimo lavoro.
Ora però vediamo di capirci. Arrabbatto qualche parola d'inglese. Wow mi hanno capito perfettamente, non sono così arrugginito allora! Ok, andiamo. Cavolo, la mia macchina ha sopra tre dita di fango. Cosa penseranno.
In strada non c'è nessuno a parte chi se ne torna a casa dopo una notte per locali o chissà dove. Un camion del comune pulisce la strada gettando acqua sull'asfalto e tutto intorno. Una nuvola mi investe. Può sembrare provvidenziale ma peggiora solo le cose... sono tre anni che l'ho comprata: forse è ora di lavarla una seconda volta!
Si accomodano negli ufici dove per fortuna c'è anche un divano, ma l'acqua? Dov'è? Avranno pur bisogno di bere no? Ho capito: la prendo dal distributore. Gliela offro e lei risponde con un sorriso. Cosa penseranno.
Io me ne esco fuori a godermi lo spettacolo. In uffcio fa troppo caldo e tra pochi minuti albeggia. Non me la voglio perdere. Il VHF gracchia qualcosa ma non me ne curo: chi doveva sentire ha sentito e poi ci sono i cellulari. Vedo la barca. E' lì tra gli scogli e la notte. Poco più lontano ci sono quei soliti tre che con l'inglese se la cavano meno bene di me ma al mare danno del tu. C'è da stare tranquilli. Entro per dirlo a lei ma la trovo dormendo con attorno i tre bambini e lascio perdere. Ha già riacquistato la sua teutonica tranqullità.
E' l'alba ed esco  fuori a godemela.

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Published by Giuseppe Ruggiero
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